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Georges De La Tour a Milano

Palazzo Marino Palazzo Marino

Sala Alessi Sala Alessi

Esposizione Straordinaria

La mostra, organizzata anche quest’anno grazie al partenariato tra Eni e il museo del Louvre, che mette a disposizione dell’evento importanti opere, è curata da Valeria Merlini e Daniela Storti e propone al grande pubblico, che con passione segue da qualche anno l’appuntamento milanese, uno degli artisti più suggestivi e misteriosi che la Francia del Seicento abbia generato: Georges de La Tour.  Anche se il suo nome risulta forse meno noto al grande pubblico italiano di quello di alcune “star” della pittura antica, nel trovarsi di fronte a queste due opere si ha l’immediata sensazione di averle da sempre conosciute, proprio grazie alla loro capacità di penetrare profondamente nella sensibilità dell’osservatore.

Pochissime sono le notizie che i documenti ci forniscono sulla vita del pittore lorenese , la cui formazione rimane avvolta nel mistero come gran parte della sua esistenza. Resta ancora un’ipotesi l’idea di un suo viaggio in Italia durante il quale si sarebbe misurato con l’opera del grande Caravaggio, al quale si è sempre fatto riferimento nell’analisi critica del suo lavoro.

L’Adorazione dei pastori è entrata a far parte delle collezioni del Louvre nel 1926, dopo che Hermann Voss lo attribuì a La Tour. Nel 1915 questo grande storico dell’arte tedesco aveva sottratto l’artista all’oblio assoluto nel quale era caduto.

Il tema dell’adorazione dei pastori in versione notturna si diffonde partendo dall’Italia nei primi del Cinquecento, con la celebre Adorazione dei pastori del Correggio, conservata a Dresda e soprannominata La Notte. Ma, nella magica atmosfera che si respira nei dipinti di Georges de La Tour, nell’intimo e raccolto sentire domestico della scena, la tradizione stilistica franco-fiamminga

gioca un ruolo assai importante. Anche nel forse più conosciuto dipinto del San Giuseppe falegname il calore della luce diffusa dalla candela sorretta da Gesù bambino, che amorevolmente osserva il volto del padre putativo al lavoro, immerge nell’atmosfera notturna un tema caro alla tradizione della pittura nordica del tempo. Nell’immagine, il commovente rapporto padre-figlio fornisce anche uno spunto per alcune osservazioni di carattere iconografico intorno alla devozione per il Santo, per il Bambino e per la Croce richiamata dal legno su cui Giuseppe è chinato, alla maniera di molti testi religiosi del tempo.

Anche dal punto di vista tecnico l’opera rappresenta forse l’espressione più alta del corpus dei dipinti a “lume di candela” eseguiti da La Tour; la luce celata all’occhio dell’osservatore dalla trasparente mano del Bambino, si diffonde sul suo giovane volto che si trasforma nella vera fonte luminosa dell’intima e familiare scena, che diventa trascendente. Il pubblico potrà ammirare questi due dipinti di eccezionale interesse, in un allestimento a loro dedicato, razionale nella distribuzione degli spazi e ricercato nella scelta dei materiali.

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Georges De La Tour La vera storia di Georges de La Tour è ancora oggi gran parte avvolta nel mistero. Delle sue vicende private e professionali, della sua formazione come artista di successo, si conosce ben poco.
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