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Georges De La Tour a Milano

L'adorazione dei pastori - Dettaglio L'adorazione dei pastori - Dettaglio

San Giuseppe falegname - Dettaglio San Giuseppe falegname - Dettaglio

L'autore - L'opera

Georges de La Tour dipinge una serie di opere stranamente curiose all’inizio della sua carriera: contadini segnati dalla dura vita, figure cavate dalla strada, suonatori e mendicanti. Era affascinato dai volti scavati dal passare del tempo, dalle mani rugose, dagli sguardi impietosamente strabici. Nei suoi quadri, le figure sembrano però manichini in posa, come inquadrati in una quinta teatrale, astratte da qualsiasi contesto naturalistico. La ricerca del particolare realistico della vita che marca i volti è riprodotto senza pietismo e senza alcuna indulgenza. Potrebbe sembrare un modo di porsi freddo, distaccato, da parte del pittore ma in realtà è indicazione di uno studio molto analitico: la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un approccio di tipo scientifico, fatto in studio, a tavolino.
La Tour utilizzerà questo modo maniacale di osservare le figure anche in alcune scene di genere, come nel quadro dei Bari considerato da molti di “ispirazione caravaggesca”, proprio per il tipo di soggetto. Anche in questo caso più che di assonanza con l’artista lombardo, molti dei soggetti diurni di La Tour non fanno altro che ispirarsi ad alcune iconografie ricorrenti nella pittura dell’epoca, come il suonatore di ghironda o la zingara che legge le carte. Si tratta di “modelli di rappresentazione” molto amati da una certa committenza e circolanti tra gli artisti di quel periodo, abituati a scambiarsi esperienze tecniche che compositive.
Oltre a condividere le proprie idee, i pittori dell’epoca leggevano e studiavano molto più di quanto si tende a pensare. L’eco del caravaggismo, ad esempio, arriva nella Lorena di  La Tour non solo attraverso le opere ma anche grazie ai racconti di chi aveva visto dal vivo le opere del Merisi. Sul fronte letterario arrivano gli echi del romanzo picaresco, della poesia di Giambattista Marino, dei trattati scientifici di Della Porta sulla fisiognomica e sulla luce.
Nella pittura di La Tour più che una necessità di rappresentare la realtà c’è una ricerca scientifica della realtà stessa, l’illuminazione viene percepita come inquadratura di un problema, un aspetto che gli deriva dalle regole dell’ottica, che probabilmente aveva letto e studiato. A parte la forte suggestione data del netto passaggio chiaroscurale non c’è alcuna affinità di sentimento con Caravaggio. Il cambiamento tecnico di La Tour dai contesti diurni a quelli notturni, corrisponde più ad un personale modo di sentire. E’ la sua percezione della realtà a cambiare.
Sono anni difficili quelli in cui vive il pittore lorenese: la peste, le epidemie, la carestia. Lunéville verrà perfino rasa al suolo da un incendio. In questa seconda fase della sua vita La Tour ha bisogno di cercare una dimensione più intima, riparata, silenziosa rispetto al mondo esterno, agitato da grandi turbolenze. Nella tavolozza diventa più monocromo, monotonale, legato ai colori della terra più affini ad un’atmosfera più semplice ed essenziale. Una sola fonte di luce illumina tutta la scena, quasi fosse l’ultimo barlume di speranza in un mondo di caos e disperazione.
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