La vera storia di Georges de La Tour è ancora oggi gran parte avvolta nel mistero. Delle sue vicende private e professionali, della sua formazione come artista di successo, si conosce ben poco. Di lui ci è giunto l’atto di nascita (14 marzo 1593), che lo colloca a Vic-sur-Seille in Lorena (nella Francia orientale), e quello di morte (Lunéville, 30 gennaio 1652). I pochissimi altri documenti conosciuti sono abbastanza irrilevanti nei contenuti e inutili per comprendere l’indole e la personalità dell’artista. Alcuni sono relativi alla sua partecipazione a cerimonie in qualità di padrino di battesimo o testimone di nozze, altri lo citano in compravendite o atti di donazione. E’ noto che in occasione del suo matrimonio con una donna di alto rango, alcune personalità di rilievo furono testimoni degli sposi, ma null’altro che ci dia indicazioni sul carattere, sui suoi rapporti con la committenza, né sulle botteghe in cui operò da giovane.
L’unico documento dal quale possiamo cogliere uno spunto per capire la personalità di questo pittore lorenese è una denuncia che viene fatta contro di lui nella quale si afferma che “il signor La Tour si comporta da prepotente, devastando con la sua muta di cani da caccia (levrieri e spaniel) le coltivazioni delle campagne”. In un’altra occasione arriva perfino a malmenare con un bastone un contadino entrato nella sua proprietà. I critici che l’hanno voluto accostare a Caravaggio per il modo di dipingere individuano in questi comportamenti una serie di affinità con il pittore lombardo, frequentatore di taverne e bassifondi, ma si tratta evidentemente di spunti del tutto superficiali, anche perché né uno né l’altro lo furono.
Da queste poche carte si potrebbe supporre che La Tour fosse una persona un po’ arrogante e rissosa, o comunque molto sicuro di sé e della sua posizione sociale. Il fatto che andasse spesso a caccia ci indica infatti la sua appartenenza ad una classe sociale altolocata, grazie proprio ad un fruttuoso matrimonio. Un uomo, dunque, con un peso sociale rilevante.
Figlio di una famiglia modesta (suo padre era un semplice fornaio) dopo le nozze si trasferisce presso la famiglia della moglie a Lunéville dove trascorrerà gran parte della sua esistenza. Qui vivrà signorotto dell’alta borghesia al servizio di Enrico II, duca di Lorena, nel momento in cui la regione entra sotto l’influenza del regno di Francia, cosa che favorisce la rapida l’ascesa di La Tour che farà richiesta di essere inserito come pittore alla corte di Luigi XIII nella residenza di Nancy e, in quanto tale, di ottenere l’esenzione dal pagamento delle tasse. Sappiamo che ebbe diversi figli, molti morti in tenera età e che solo Etienne, raggiunto l’età adulta, seguirà la strada del padre. Alla sua morte interruppe rapidamente tuttavia l’attività di bottega, per attendere ad una serie di importanti cariche pubbliche in cui era impegnato.
Anche dei suoi committenti si sa molto poco. L’attività al servizio di Enrico II ha di certo confortato nelle loro tesi i sostenitori del modo caravaggesco di dipingere di La Tour. Il duca di Lorena è infatti anche il committente della famosa Annunciazione di Nancy del Merisi, un dipinto che La Tour potrebbe in effetti aver visto di persona. Non è certo però se il pittore lorenese abbia mai fatto il famoso “viaggio in Italia” che alcuni critici e studiosi hanno voluto attribuirgli. Dell’ipotetico viaggio infatti non esiste alcuna traccia documentaria o testimonianza diretta. Forse più suggestiva sarebbe invece l’idea che La Tour non si sia affatto mosso dalla Francia e abbia elaborato nel suo ambiente culturale uno stile del tutto personale, frutto più sicuramente dell’eco del caravaggismo che aveva attraversato l’Europa, ma anche della lezione dettata dalla grande tradizione della pittura fiamminga.